PENSIERI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS - Eleonora Bulgarelli - 4^B



Il titolo “pensieri ai tempi del coronavirus” mi ricorda il titolo di un libro di Gabriel Garcia Marquez, “L’amore ai tempi del colera”. La prima settimana di quarantena, quando mi lamentavo perché non potevo uscire con un ragazzo me lo ripetevo scherzosamente: “L’amore ai tempi del COVID-19”. Ora che le settimane di lockdown sono passate da due a sei, con la promessa di un futuro di distanziamento sociale, mascherine e guanti, non ci penso più nel senso di prima. Camminando per le strade deserte intorno a casa mia, penso che “l’amore ai tempi del coronavirus” è non poter dire addio a una persona cara se non attraverso un vetro, è la preoccupazione per i propri nonni che sono i più vulnerabili, è vivere nella paura che quel genitore che lavora all’ospedale lo contragga. La quarantena è stata una violenta interruzione della nostra frenetica routine e l’isolamento ci ha dato il tempo di riflettere su quelle cose che abbiamo sempre dato per scontato. In primis la libertà, seguita subito dopo dalla scuola. Nonostante non sia una studentessa modello non ho mai voluto sedermi al mio banco più di adesso. Ho voglia di aspettare nell’atrio l’inizio delle lezioni e di bisticciare con i miei compagni per chi siederà in ultimo banco. Un’altra cosa che ho sempre sottovalutato sono gli amici. Li ho dati per scontato, mi sembrava una cosa normale, quasi dovuta, uscire tutti i sabati per un aperitivo, per una pizza o per andare al cinema, per andare a ballare, per una vasca in centro o per un caffè in compagnia. L’ultima cosa, forse la più importante che io abbia mai sottovalutato è la sanità. Mai, per neanche un momento mi era passato per la testa che un giorno avrei avuto bisogno di cure che non potevo avere, i venti posti letto in terapia intensiva di Modena mi hanno fatto riflettere proprio su questo. Se fossero stati pieni? Se non ci fosse stato posto per me? Il personale ha dovuto scegliere chi salvare per via della mancanza di attrezzatura e quando penso che dovendo scegliere tra me e mio padre, lui non avrebbe avuto la terapia intensiva un po’ mi viene da piangere. Probabilmente è una cosa della mia generazione o dei giovani in generale, ci sentiamo degli immortali, ma penso che questo periodo ci abbia fatto riflettere sul fatto che siamo vulnerabili come tutti gli altri.

Eleonora Bulgarelli

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