Educazione alla salute: l'attività dell'associazione ADMO

 “A vent’anni ho iniziato a stare male, svenivo in classe e mi mancavano le forze. Poco dopo mi è stata diagnosticata la leucemia.” Così le parole di Giulia, una ragazza all’apparenza normalissima, risuonano nel silenzio della riunione di Google Meet. “Ho iniziato presto la chemio, nonostante la pesantezza dei sintomi ho terminato l’ultimo anno di superiori e poi mi sono iscritta all’università. Vomitavo e poi preparavo la borsa di danza, non mi sono mai sottratta al vivere una vita normale nonostante tutto.” E’ iniziata così la testimonianza dell’ ADMO, l’associazione per la donazione del midollo osseo, per la classe 5^E. Giulia Baraldi, una ragazza di 26 anni, è sopravvissuta al cancro proprio grazie ad una donazione, quando oramai gli esiti fallimentari della chemio sembravano aver segnato il suo destino. Non era la prima volta che l’associazione teneva degli incontri con gli studenti, certamente però l’eco di una testimonianza così potente incideva diversamente nei pensieri di chi ascoltava. “E’ estremamente facile entrare nella lista dei donatori, magari avendo la possibilità di salvare la vita di qualcuno” ha affermato la rappresentante della associazione. “La procedura di estrazione del midollo è assolutamente sicura e indolore, il tessuto impiega circa una settimana per rigenerarsi, e a quel punto si è potenzialmente pronti per donare di nuovo.” Siamo venuti così a sapere con quanta facilità fosse possibile per qualsiasi persona maggiorenne entrare a far parte del registro dei volontari. Ma ancora più fondamentale, abbiamo appreso quale potenziale avesse anche solo una semplice donazione. “Molte persone non si rendono conto della portata che ha il loro gesto. Rimangono increduli all’idea di aver salvato una vita con un semplice intervento di un paio d’ore.” Ovviamente bisogna tenere conto del discorso della compatibilità genetica. “Per prima cosa si cerca un potenziale donatore tra i parenti prossimi”, spiega Giulia. “Io sono figlia unica, e non avevo compatibilità coi miei cugini. Con lo stesso donatore ero compatibile solamente al 90%, e questo mi ha portata a subire una serie di effetti collaterali come il netto peggioramento della vista.” Nella sue parole non si percepisce la minima amarezza, solo una infinita gratitudine. “ Questo è un piccolo prezzo da pagare, se non fosse per il mio “angelo” come mi piace chiamarlo, non sarei qui a parlarvi.” La conclusione della riunione incoraggia, ancora una volta, chiunque volesse donare a non lasciarsi intimorire. E’ fondamentale l’aiuto di quante più persone possibile e la pandemia dell’ultimo anno ha determinato una grande diminuzione degli iscritti. Si conclude così l' esperienza cruda e reale di come un semplice gesto possa davvero fare la differenza per la vita di una persona. 

                    


                                                                                                                               Muià Giada

                                                                                                                               Boschini Andrea


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