School for future

 Eccoci qui, ancora a casa a causa di questa pandemia, un po’ intristiti facendo lezione in DAD, ma comunque speranzosi di tornare a scuola il 7 gennaio. La situazione è critica: molti studenti non accettano di buon grado di essere chiusi in casa seguendo le lezioni online. Sono per questo nati alcuni movimenti pacifici per rivendicare il diritto allo studio in presenza, tra cui ci sono anche le proteste di “School for future”.

I manifestanti protestano contro l’applicazione totale della didattica a distanza poiché questo metodo d’istruzione non può essere efficace a lungo andare come le lezioni svolte a scuola. Molti alunni non riescono a seguire le videolezioni a causa della scarsa connessione, perché non possiedono i dispositivi adeguati per parteciparvi o addirittura perché sono i professori a non essere ben attrezzati. Inoltre sostengono che in effetti il problema principale dei contagi non siano state le scuole in sé, ma i mezzi di trasporto pubblici che usiamo per raggiungerle non implementati a sufficienza e, di conseguenza, sovraccaricati. Per questo motivo andrebbero presi provvedimenti concreti in tal senso anziché utilizzare la DAD.

Tutto è nato a Torino da una dodicenne, Anita, che ha cominciato a seguire le lezioni online seduta sui gradini della sua scuola. Molti altri studenti delle superiori hanno imitato il suo esempio e, così facendo, nel giro di poco tempo, in tutta Italia, hanno iniziato a prendere piede queste manifestazioni. I ragazzi che hanno aderito si sono muniti di: computer, Wi-Fi e cuffiette per svolgere le videolezioni davanti alla propria scuola, con l’intento di riportare l’istruzione al centro delle priorità dell’Italia e spingere i governanti a pensare ad una soluzione migliore per noi studenti.

Sempre a Torino, tra le prime proteste, c’è stata quella di alcuni ragazzi del liceo Gioberti, che addirittura hanno sostenuto anche verifiche e interrogazioni in questa modalità. Sono andati a manifestare per una riapertura degli istituti in condizioni di sicurezza, ma anche per i mezzi di trasporto. Secondo loro, infatti, è insostenibile seguire le lezioni in questa maniera perché in alcuni casi è discriminatorio in quanto non tutti possiedono un dispositivo adeguato, ma anche per chi è fortunato non è comunque semplice seguire una lezione davanti ad uno schermo senza poter interagire faccia a faccia con i professori. I ragazzi chiedono di parlare con la ministra Azzolina per concordare una soluzione efficace e vantaggiosa per tutti e con i loro cartelli lanciano messaggi di riflessione e di sfida: “Tra 10 anni l’appendicite ve la curerà uno studente che oggi passa i giorni in pigiama e mangiando merendine appiccicato a un PC”.

Con queste proteste noi studenti abbiamo dimostrato di aver compreso l’importanza del diritto allo studio, che non consiste solo nel ricevere nozioni dai nostri professori, ma è anche scambiarsi opinioni e pareri con gli insegnanti e tra noi studenti. L’interazione, gli spunti di riflessione, presi anche da una battuta o da un commento, non si possono avere con una linea internet debole e attraverso un freddo e triste monitor. 

-Jolanda Bagni 1^A



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