Il golpe in Myanmar

Il ‘Golpe del Myanmar’ è stato messo in atto dalle forze armate birmane la mattina del 1º febbraio 2021

per rovesciare il governo di San Suu Kyi  (già Premio Nobel per la pace), che è stata arrestata.

Ma cosa è successo prima? Le elezioni legislative birmane del 2020 sono vinte come le precedenti

dalla Lega Nazionale per la Democrazia, guidata da San Suu Kyi, mentre il Partito dell'Unione della

Solidarietà e dello Sviluppo, vicino all'esercito, ha conquistato solo poche decine di seggi. Il 26 gennaio

2021, il capo delle forze armate ha contestato i risultati del ballottaggio e ne ha chiesto la riverifica,

altrimenti l'esercito sarebbe intervenuto per risolvere la crisi politica in corso.

La commissione elettorale ha però negato queste accuse. Il consigliere di Stato San Suu Kyi,

il presidente e altri leader del partito al governo sono stati arrestati e detenuti dall’esercito del Myanmar,

che in seguito ha dichiarato lo stato di emergenza della durata di un anno e ha affermato che il potere

era stato consegnato al comandante in capo delle forze armate.

 

Ha fatto molto scalpore tra i social il video di un’insegnante di aerobica che ha continuato a svolgere la

normale lezione, nonostante alle sue spalle si stesse verificando un colpo di stato. 

Inoltre non sono state poche le proteste: un gruppo di circa 200 immigrati birmani e alcuni attivisti hanno

organizzato una protesta contro il colpo di Stato presso l'ambasciata birmana a Bangkok, in Thailandia.

Secondo quanto riferito, alcuni manifestanti hanno mostrato il saluto con tre dita, il simbolo usato

durante le proteste pro-democrazia thailandesi. 

La protesta si è conclusa con una repressione da parte della polizia; due manifestanti sono stati feriti e

ricoverati in ospedale, e altri due sono stati arrestati. Anche a Tokyo, in Giappone,  cittadini birmani si

sono riuniti davanti all'ufficio delle Nazioni Unite

per protestare contro il colpo di Stato. Anche nei giorni successivi al golpe si sono susseguite

manifestazioni pacifiche in Myanmar, che, tuttavia, sono state represse duramente dalla polizia e che

hanno portato alla dichiarazione della legge marziale in buona parte del Paese. 

Ultimo, ma non per importanza, l’intervento del neo-eletto presidente degli Stati Uniti Joe Biden, che

chiede l'immediato rilascio della leader del Myanmar San Suu Kyi e degli altri attivisti arrestati dai

militari golpisti. Lo ha detto annunciando sanzioni contro gli autori del colpo di Stato, la giunta militare

che ha preso il potere in Birmania, e minacciando ulteriori misure di ritorsione.

In un intervento dalla Casa Bianca, il presidente Joe Biden ha annunciato "l'approvazione di un ordine

esecutivo per sanzionare immediatamente i leader militari che hanno guidato il golpe, colpendo i loro

interessi finanziari e quelli dei loro famigliari". Biden ha spiegato che gli Stati Uniti sono pronti a misure

aggiuntive, esortando altri Paesi a "unirsi a questo sforzo". 

 Michela Martin

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