Giornata internazionale della donna

 

8 Marzo 2021, Giornata Internazionale della Donna

Italia.

È il 1946, le donne ottengono il diritto di voto.

Due anni dopo,nel 1948, viene esteso alle donne il diritto di accedere in condizioni di uguaglianza a tutti gli uffici pubblici e alle cariche elettive.

Nel 1963 la donna è ammessa a tutte le cariche, professioni o impieghi pubblici (compresa la magistratura) in vari ruoli, carriere e categorie.

Il divorzio viene introdotto a livello legale (e alla sua approvazione è legato anche il nome di Nilde Iotti) il primo dicembre 1970, nonostante l’opposizione della Democrazia Cristiana.

Nel 1975 una nuova legge stabilisce parità tra i coniugi, che da quel momento sono uguali davanti alla legge.

Nel 1978 otteniamo grazie alla legge 194 a firma di Giovanni Leone il diritto all'aborto.

È il 1981 e finalmente salutiamo per sempre il delitto d'onore.

Nel 1999 diventa possibile per una donna la carriera militare.

Dal 2010, con il decreto legislativo 5 del 25 gennaio, si rafforza il diritto delle lavoratrici a percepire, a parità di condizioni, la stessa retribuzione dei colleghi maschi.

Nel 2009, con la legge n.38 contro lo stalking e con il suo inserimento nel codice penale tra i delitti contro la libertà morale, lo stalking diventa reato.

Nel 2013 viene poi approvato il decreto legge contro il femminicidio e la violenza sulle donne, che prevede l’aumento di un terzo della pena se alla violenza assiste un minore, se la vittima è in gravidanza, se la violenza è commessa dal coniuge (anche se separato) e dal compagno (anche se non convivente) e prevede l’arresto obbligatorio in caso di maltrattamento e stalking in caso di flagranza.

Queste leggi che abbiamo ottenuto, con non poca fatica, negli anni però non sono ancora oggi rispettate e i dati parlano chiaro. Il numero di medici obiettori tra i ginecologi sale fino al 70% e in Umbria si rifiutano addirittura di fare assumere la pillola abortiva Ru486 in day hospital, obbligando la donna a 3 giorni di ricovero, aumentando i suoi rischi a causa della pandemia. Nel mondo del lavoro il gender pay gap (la differenza tra salario annuale medio percepito da donne e uomini) è dell’11% e arriva al 45% per le libere professioniste. Nella fascia di lavoratori più pagati in Italia, gli uomini guadagnano tra i 2,000 e i 10,000 euro a settimana, le donne, invece, tra i 1,200 e i 4,200. Non solo le donne guadagnano meno, ma sono anche una netta minoranza nelle posizioni dirigenziali. Questo non vuol dire che siano meno brave, anzi ci sono più laureate che laureati e il gender pay gap a parità di studi arriva al 30%.

A dicembre dello scorso anno sono 101 mila i lavoratori in meno, 99 mila sono donne.

Per mesi si è raccontata la favola che di fronte alla pandemia siamo tutti sulla stessa barca, ma la realtà ci ha messo poco a dimostrare che sotto ogni punto di vista le cose non stanno così. Le disuguaglianze economiche, sociali, razziali e di genere preesistenti sono state accentuate e tutto questo rischia di avere conseguenze più a lungo termine del virus stesso. Basta solo pensare al numero di femminicidi commessi, 12 dall'inizio del 2021, 75 nell’arco del 2020.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su 3, in Italia il 31% delle donne ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale e le forme più gravi sono esercitate da partner, parenti o amici.

Nel triennio 2017-2019, le donne che hanno avuto almeno un accesso in Pronto Soccorso con l’indicazione di diagnosi di violenza sono 16.140 per un numero totale di accessi in Pronto Soccorso con l’indicazione di diagnosi di violenza nell’arco del triennio pari a 19.166.

Il 57% degli accessi è di donne che hanno tra 18 e 44 anni, il 24,4% hanno tra 45 e 64 anni, le minorenni costituiscono il 14,3% del totale e le donne con più di 64 anni sono il 4,3%.

I dati Istat indicano che le chiamate al numero antiviolenza 1522 nel periodo 1 marzo-16 aprile 2020 sono state 5.031, il 75% in più rispetto al medesimo periodo del 2019.

Nel periodo compreso tra marzo e giugno 2020 il numero delle chiamate sia telefoniche sia via chat al numero antiviolenza 1522 secondo i dati Istat è più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+119,6%), passando da 6.956 a 15.280.  

 

Questo ci fa capire che nella realtà, nel quotidiano, la parità di genere, nonostante le tutele e i diritti ottenuti negli anni, ancora non esiste e ancora c’è molta strada da fare. È inutile negare l’evidenza, i dati e i fatti parlano chiaro, ancora non abbiamo ottenuto il necessario per decidere liberamente come condurre la nostra vita senza essere influenzate da modelli sociali ricchi di stereotipi che regolano ancora il nostro paese.Troppo spesso sentiamo frasi come “le donne preferiscono stare a casa ad accudire la famiglia”, “le donne sono meno propense ad occupare ruoli di dirigenza, “dovevi aspettartelo,vestita in quel modo”. Bisogna ammettere che esiste un problema, che ancora oggi, per esempio, le molestie fisiche e sessuali non sono condannate come dovrebbero e troppo spesso  la colpa ricade sulle vittime. Non possiamo ancora fermarci, c’è ancora molto da fare e fino a quando non saremo sostenute da tutti, compresi gli uomini, non potremo mai davvero smettere di combattere per i nostri diritti.



 

Giada Muià

 

 

 

 

 

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