Un disperato, infantile, cambiamento - Riccardo Mantovani

“Con tutta onestà, oggi non so davvero cosa scrivere. È un giorno un po’ così: so di doverlo fare, ma non so come. Non so cosa. Sembra quasi un bel giorno. C’è un enorme sole giallo che rischiara le fredde membra di questa città stanca. La gente corre e corre. Io non mi appresto neanche a seguirla. Cammino nelle mie solite scarpe sfaldate con una giacca primaverile. Siamo a Marzo e giro con una giacca primaverile. Che strano. Però giuro si sta bene. Non c’è nulla che non vada. È qualcosa di quasi surreale. Sarò morto ?


In questi giorni ho ricercato in tutte le maniere possibili il cambiamento - in caso vi interessi -. Ho abbandonato le vecchie canzoni, come “Wish You Were Here” - Have a Cigar nel cuore -; ho tagliato i capelli tanto da ricevere dalle amiche complimenti del tipo: “È un taglio troppo standard per te, e già questo destabilizza. Il fatto che ti stia pure bene aggrava il tutto.” - si Lu, non piace nemmeno a me. Però c’era bisogno di novità, che qua era tutto troppo stantio. La muffa della scuola iniziava a crescere pure addosso a me, immagino, quindi, fosse ora -. Ho cambiato anche libro di poesie, lasciando in attesa di tempi migliori quel povero manoscritto Bukowskiano dalla copertina verde - sostituito tristemente da uno con la copertina gialla. Io non so a chi possa piacere il giallo, è davvero… abbagliante come colore. Fa quasi paura. Devi aver coraggio per apprezzarlo… sarò Brave Heart -. Sono tornato a scrivere sul diario. Ad ascoltare la musica in qualsiasi momento, e anche a sputare per terra - si, disgustoso, lo so lo so -.

In sintesi, ho cambiato tutto, pure marca di sigarette. Da Lucky Strike a Chesterfield - peggior scelta della mia vita tra parentesi, ma mi piace illudermi di avvicinarmi ad essere come quel vecchio ubriacone di Hank. Vorrei essere uno scrittore come lui. Soprattutto oggi che è l’anniversario della sua morte -. 


Perché dico tutto questo ? Tra i fumatori gira una storiella, secondo cui, quando succede qualcosa di REALMENTE importante, si debba cambiare nome alla scorta. “Trova ciò che ami e lascia che ti uccida”. Non si può amare a caso, no ? Forse si, ma non mi riguarda. Personalmente, dall’alto della mia ignoranza infantile, non riesco ad amare a caso. Piuttosto che riempire il mio vuoto con qualcuno, mi denudo e vado in piazza a farmi lapidare coi pomodori. Tipo medioevo. Chissà se le gogne che mostrano nei film assomigliano anche solo un minimo alla realtà. Sai che casino poi andare a pulire tutta la polpa da terra ? Ovvio che poi compare la peste: s’attirano i topi. A quel punto è il minimo. Però non è questo il centro del discorso. Il centro è che… non penso di averlo. Sto digitando un pò a caso. Forse andando avanti a muovere il cursore, troverò le motivazioni di questa mia “childish prose” - non so perché l’abbia messa in inglese. Magari qualcuno potrebbe illudersi abbia una buona media in lingua straniera ( v’assicuro che non è così ) . Forse non è nella mia indole amare a caso; però scrivere senza meta è sicuramente qualcosa che mi riesce bene. Tipo camminare senza direzione. Alla fine, quando ti fermi, ti rendi conto di cosa sia davvero importante: le gambe si sono mosse verso quel posto in cui neanche sapevi di voler andare. Immagino che anche l’amore funzioni così, ma sono troppo piccolo e inesperto per saperlo. A me sembra che, a volte, scegliamo noi dove debba tendere. Un po ' come la traiettoria dei pomodori. VISTO ? È TUTTO COLLEGATO. Ecco giustificata la peste bubbonica e la peste dei nostri cuori. Nelle mie supposizioni mirate a fatti nascosti, sono molto, molto, puerile. Ma ci rido su. 


Sapete ? Mi piace l’aggettivo infantile. Per quanto io odi con tutto me stesso sentirmelo dire; è un appellativo estremamente impattante. Ti lascia con l’amaro in bocca. Ferisce, ma non tanto da ucciderti. È davvero malefico. Forse anche sadico. Però reale, forse per questo fa male. Mi hanno chiamato spesso così, effettivamente. Magari perché per un secondo, mi lasciavo andare alle emozioni, senza mantenere quella coperta di maturità che “a quanto pare”, mi contraddistingue. Me l’hanno detto anche per la mia abitudine di pubblicare poesie e canzoni senza nascondere i miei pensieri anonimi. Quasi dovessi attirare l’attenzione. Immagino che, però, sia compito di ogni scrittore attirare lettori sulle proprie opere. È così che funziona. Io, lucro sulla mia sofferenza, e ne vado anche abbastanza fiero. Quel tanto che mi permetta di sorridere con falsità, davanti il testo di qualcuno che non sopporto, e che sono sicuro abbia scritto qualcosa di inferiore rispetto a me. Oddio: forse sono davvero infantile. Però c’è da dire anche, che non mi considero sopra tutti. Ho conosciuto gente più abile di me, e non l’ho mai nascosto. Magari mi salvo. FORSE. 


Questo testo è davvero molto strano. Non lo capisco. Probabilmente sono solo pensieri casuali di un povero disperato. Sarà così. Non ho nessuno con cui parlare, e quindi parlo con me stesso. Accompagnato da una sigaretta e da una birra in strada. Lungo questi marciapiedi che un tempo, furono tanto significativi. Tuttavia, sono felice qui. Ve lo giuro. È una psicologia un po’ strana. Forse il futuro, nella sua imprevedibile forma, fa meno male di un immutabile passato. E guardarlo con tranquillità, non permette che goderselo. Sono pesante io in questo, perché tendo molto a rimuginare. A riparlare. Ma non lo faccio con cattiveria. Penso sia meticolosità. Il voler starmene seduto a non fare nulla, senza davvero nulla a cui pensare. Tanto, a questo punto che cosa potrebbe indicare ? Forse ho ricercato tanti cambiamenti per questo. Perché distaccarmi da ciò ch’ero mi ha permesso d’essere ciò che sono: un bambinesco disperato sul ciglio della strada. Ma mi piace così. Non sono un saggio, non ho morali da insegnare. Voglio solo godere. Nulla di più. Solo godere. E faccio qualsiasi cosa per riuscirci. Sarò egoista per questo ? Probabile. Ma se non lo facessi, nessuno lo farebbe per me, quindi. Non penso sia neanche giusto dirmi da solo d’essere tale. Sono solo… determinato. E troppo spesso ciò non si nota. O non si apprezza.

- Blu Cangiante. 9/03/2022”


Comunque: oggi in realtà è il 10 Giugno. Sono appena tornato dal mare, e sono ancora una volta, seduto qui, con Chesterfield, Lucky e birra. C’è un caldo quasi suadente. Uno che accarezza. Non aspetto nessuno. È il 10 Giugno e basta. Questa data non ha alcun senso, e la scelgo apposta: la mia estate è già finita. La passerò tutta qui, seduto. Ma mi va bene così. Io non spoilero nulla, ma i mesi che seguirono questo estratto furono, probabilmente, i più intensi e felici che potessi avere - anche i più tristi e faticosi. A dire il vero, non me lo ricordo bene. So solo d’essere esausto -. Inseguire un’eterna giovinezza estiva non mi sembra necessario. Mi basta quello che ho: me, e un bel paio di nulla. I miei amici sono felici, e mi chiamano sapendo che lo sono anche io. Mi vengono a trovare sul marciapiede. Le cotte dei miei amici, sono felici. Le mie amiche sono felici. Le cotte delle mie amiche sono felici. Io sono felice. Le mie cotte però, non sono felici. Perché sono d’interesse a me. Ma è la solita storia che si ripete: “In amore e in guerra tutto è concesso”, ma io sono troppo pacifista per combattere. Quindi l’estate non è che un periodo, come il 10 Giugno, dove semplicemente galleggio nel placido abbraccio di quest’altra playlist estiva, accompagnato dal ricordo di qualche bacio dato a qualche tratto di pelle nuda. Cos’era quel testo ? Una speranza. Una mera speranza di essere tranquillo. Speranza concretizzatasi per la cronaca - credo -. Tutto questo, non ha molto senso. La scuola è finita, e me ne rendo conto. Il 10 Giugno sarà questo ? Rendersi conto ch’è tutto concluso ? Mah, io me n’ero reso conto anche al mare mentre svenivo in spiaggia. Non avrò più 17 anni. Meglio goderseli… aspetta che mi sieda meglio, che qua il cemento è scomodo. Buon 10 Giugno dall’Infantile Blu Cangiante Anonimo Ubriacone Narcisista Alieno… ma va’ va’. Mi sono dato così tanti appellativi che non mi ricordo neanche più il mio nome. Quindi: buon 10 Giugno da “quello lì”.


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