La 5^D al teatro Storchi assiste allo spettacolo "Aspettando Godot" - Il Resto del Carlino pubblica la loro recensione il 15/01/2023

Da: "Il Resto del Carlino" del 15/01/2023


- II giorno 12 gennaio la classe 5D del Liceo Wiligelmo ha assistito allo spettacolo "Aspettando Godot" di Samuel Beckett, reinterpretato dal regista Theodoros Terzopoulos presso il Teatro Storchi di Modena.

In un'atmosfera cupa, in cui tutto rimanda a una croce, la scena si illumina di ombre. 

Due figure distese emergono: Vladimiro ed Estragone tormentati dall'attesa dell'arrivo di Godot. 

La scena è composta da una struttura cubica mobile su due livelli in proscenio e presenta un mazzo di fiori in primo piano. 

Un fascio di luce, che scompare e riappare alla fine dell'atto, rappresenta forse l'assenza di Godot? I personaggi, trasandati e insanguinati, parlano 'di tutto e di nulla' su un sottofondo di fisarmonica, musica religiosa e rumori di guerra. 

Gli unici oggetti che compaiono sono una serie di coltelli sporchi di sangue che scendono dall'alto all'inizio del secondo atto, delle scarpe, la croce con cui arriva il messaggero di Godot e una serie di libri con cui si chiude lo spettacolo. 

Tuttavia nessuno dei personaggi interagisce davvero con tali oggetti, lasciando il dubbio agli spettatori se siano davvero visibili. C'è una mancata corrispondenza tra i dialoghi e l'azione, che produce una scena spesso immobile, fissa. 

Questi elementi rendono l'opera dominata dall'insensatezza della vita umana, angosciante e alienante. Comunicano un male della speranza che porta all'illusione dell'individuo, dimostrata dall'assenza di elementi di scena. 

Questa mancanza di senso nella vita è chiara nei personaggi che appaiono folli, parlando di elementi assenti sulla scena con discorsi e azioni ripetitive. 

L'opera si sviluppa in una dimensione allegorica, la quale può portare anche a un'interpretazione religiosa, sottolineata dalla presenza di vari elementi spirituali, come la veste assunta dal messaggero nel primo atto, ma anche la disposizione dei personaggi che spesso si posizionano a formare una croce.

 L' opera offre spunti con l'attualità, riadattandosi a temi moderni: dalle battute di alcuni personaggi sino agli effetti sonori che rimandano alla guerra nel mondo odierno, le cui vittime potrebbero essere rappresentate dai personaggi stessi, Lucky in primis. 

Mediante un uso della voce virtuoso, legato a una scena che, seppur caratterizzata da movimenti impulsivi e frenetici, non cambia mai, il regista porta avanti una moderna reinterpretazione del testo di Beckett, creando un'atmosfera pesante. 

L'ambientazione di un futuro distopico trova il culmine della sua incomprensibile intensità principalmente nel monologo di Lucky e nell'angoscioso inizio del secondo atto. 

Il primo con la struggente interpretazione di un discorso confusionario e disperato; mentre la credibilità dei quattro attori presenti in scena rende il secondo confuso e delirante. 

I dialoghi, ricchi di ripetizioni e spesso indecifrabili, rendono lo spettacolo facile da seguire ma difficile da comprendere. In tutto lo spettacolo si può notare come la regia si sia concentrata maggiormente sulle interpretazioni attoriali. 

L'azione è concentrata in uno spazio limitato e l'unico a superare la soglia della struttura su cui si svolge tutto, è Lucky, ponendo l'ennesimo interrogativo agli spettatori già confusi dalla stranezza del testo e dall'inconcludente attesa. -

Laura Amaduzzi, Davide Baraldi, Caterina Barani, Martina Barbieri, Samuele Raimondi, Margherita Guidetti, Enrico Sturiale, Lucia Giglioli, Stefano Jakaj, Cecilia Colombini, Alessandro Pallante, Marco Mussini, Gian Marco Mascolo, Giorgia Poletti, Sara Graziosi, Tommaso Colombini, Yazan Dasegi, Anneflore Biard, Melissa Hysa (5D del Liceo Scientifico Wiligelmo)



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